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sommario







pubblicato da
CAVALIERE Maria Emilia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di ist 
06/02/2019 17:59:46

A conversazione con Alessandro Gallo

A conversazione con A. Gallo autore del romanzo contemporaneo “Tutta un’altra storia”

Sono state due ore diverse dal solito quelle di giovedì 31 gennaio per alcuni alunni dell’I.I.S Einstein-De Lorenzo che hanno avuto l’opportunità di incontrare lo scrittore Alessandro Gallo, autore del romanzo “Tutta un’altra storia”. Fin dalle prime parole, Alessandro si è presentato come un giovane che ama raccontare storie perché ogni storia è espressione di situazioni realmente vissute, strumento per esternare emozioni legate al proprio percorso di vita che, grazie alla scrittura, diventa occasione di cambiamento e di rinascita.
Tutta un’altra storia non è altro che la sua storia, quella di un ragazzo cresciuto in un quartiere alla periferia di Napoli in una famiglia benestante ma purtroppo legata alla camorra. Egli, però, grazie alla creatività e al teatro, ha stravolto il proprio approccio alla vita trasformando la propria esperienza in un’occasione di riscatto e di libertà. Le sue parole semplici, sincere e dirette hanno catturato tutti. Siamo rimasti affascinati dalla sua testimonianza: nonostante sia figlio e cugino di camorristi, attraverso la scrittura e la recitazione, è riuscito a riemergere, a rendere speciale la sua vita e quella di chi oggi partecipa ai suoi laboratori teatrali a Bologna dove ha studiato, vive e lavora.
Quello che avevamo immaginato come un noioso incontro in Aula Magna, in breve tempo, è diventato una piacevole chiacchierata su come si cambia crescendo e su come, ognuno di noi, può decidere di costruirsi un futuro migliore attraverso lo studio di ciò che veramente lo appassiona. Insomma un incontro inaspettato che ci ha visto protagonisti attraverso le domande e le curiosità che abbiamo rivolto all’autore.
Le prime domande sono state poste dopo un po’ di esitazione e timidezza ma, sentite le risposte e vista la disponibilità dell’autore, sono diventate numerose.
Ecco un piccolo assaggio del dibattito.
“Alessandro quanto c’è di realmente autobiografico nel romanzo Tutta un’altra storia”?
“Il mio contesto familiare ha inciso moltissimo sulla scrittura di questo libro, è stato per me fonte di ispirazione. Molti dei fatti e dei personaggi sono tratti dalla realtà e io stesso mi identifico con Raffaele: uno dei protagonisti. Nonostante sia cresciuto in un ambiente malsano ho cercato di dimostrare che tutti possiamo scegliere, ho dato voce alla forza dell’amicizia e a quegli incontri che ti smuovono qualcosa dentro, ti consentono di trasformare una punizione in un’opportunità. Io ho scoperto il fascino del teatro proprio in seguito ad una punizione ricevuta per aver contribuito a distruggere le attrezzature di un teatro scolastico”.
“Quando è nato il tuo rapporto con la scrittura”?
Fino ai 18 anni non ne ho mai voluto sapere della scuola, ho cambiato quattro istituti superiori passando dal liceo al professionale. Non avevo idea del potere della scrittura, l’ho capito grazie ai monologhi e alla recitazione quando, dopo l’esperienza teatrale fatta l’ultimo anno di scuola, mi sono trasferito a Bologna per studiare al DAMS. Lì ho cominciato a studiare per la prima volta nella mia vita e, inizialmente, avevo grandi difficoltà a capire alcuni passaggi contenuti nei testi d’esame ma, grazie ai professori, alla mia crescente curiosità e alla nascente passione verso il sapere ho preso il primo trenta e poi due lauree con il massimo dei voti. La lettura dischiude orizzonti sconosciuti e imprevedibili ma proprio per questo bellissimi e la scrittura si è rivelata altrettanto attraente: scrivendo ho scoperto una parte di me che non sapevo esistesse.
“Quando hai cominciato a pubblicare romanzi”?
“Ho partecipato ad un concorso con un monologo scritto per una rappresentazione teatrale e ho vinto. Subito dopo ho ricevuto la mia prima proposta editoriale e quel monologo è diventato il mio primo romanzo: Scimmie.”
“Che cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di raccontare la tua storia”?
“Per molto tempo ho tenuto per me la mia storia, mi vergognavo, ma poi ho capito che non ero l’unico a portare il peso della storia della propria famiglia. Incontrai un mio amico che lavora nel mondo dello spettacolo a cui sentii di raccontare il mio vissuto e il giorno successivo ricevetti una telefonata dalla direttrice del carcere minorile di Bologna, la quale mi chiese di incontrare settimanalmente alcuni ragazzi del mio rione (Rione Traiano) che si trovavano lì. Inizialmente dissi di no ma, quando me lo ripropose, acconsentii. Decisi così che avrei scritto la mia storia per rendere una testimonianza positiva, per far capire che si può scrivere un altro finale.”
“Nel tuo libro riporti una lettera molto toccante scritta da uno dei personaggi (Diego) dal carcere di Nisida ai suoi genitori. Questo personaggio però non compare nel finale, come mai”?
“Questa scelta in effetti non è casuale. La lettera si ispira a ciò che un ragazzo scrisse durante un’attività laboratoriale svolta nel carcere di Nisida e dimostra la sofferenza e la solitudine di chi ha perso la libertà per scontare una pena che, per alcuni, non finirà mai. Sebbene persone intraprendenti ed eroiche supportino questi ragazzi ed organizzino per loro delle attività all’interno del carcere, di loro nessuno parla più, nessuno racconta la loro storia e il loro pentimento.”
“Credi che tutti possano scrivere libri”? O meglio uno scrittore come te dove trova l’energia giusta per scrivere un libro”?
“Credo che ognuno di noi abbia una storia da raccontare. Ma per scrivere un libro, per prima cosa dobbiamo saperci esprimere correttamente e quindi aver studiato, poi possiamo partire riordinando le nostre idee.
Oltre a questi presupposti non c’è una regola da seguire, bisogna solo chiudere gli occhi e lasciare che al momento giusto l’ispirazione arrivi.

Feliciana Caridi
Francesca Di Nuzzo
II A









pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
16/01/2019 14:03:32

Perseveranza e conoscenza: un lucano in Formula 1

Quando la scuola ci propone di partecipare ad eventi culturali, noi studenti siamo sempre contenti, ma questa volta ci siamo fatti coinvolgere maggiormente perché il convegno “Dal progetto alla pista”, organizzato dalla Congregazione di Santa Lucia in Potenza il 21 dicembre 2018, ci ha davvero entusiasmati. La nostra classe si è recata, accompagnata dal Prof. Vincenzo Carlucci, presso il teatro “Stabile” dove a relazionare c’era l’ingegnere Giancarlo Bruno, originario di Satriano di Lucania. Dopo aver iniziato la sua carriera da ingegnere meccanico come progettista all’Alfa Romeo, nei primi anni novanta è entrato a far parte della Scuderia Italia in Formula 1 e passare successivamente alle competizioni per autovetture. Ingegnere di pista di Gabriele Tarquini dal 2008 al 2017, ha lavorato per Rai Sport insieme a Gianfranco Mazzoni e Ivan Capelli come commentatore tecnico di Formula 1. Prima di esporre il suo lavoro, ci ha parlato un po’ della sua vita. E’ stato molto stimolante perché ci ha invitato a coltivare con forza e determinazione i nostri sogni sin dalla nostra giovane età, proprio come egli ha fatto da ragazzo subito dopo il diploma liceale. Dopo questa premessa, l’ingegnere ci ha mostrato con numerose slides quanto è complesso il lavoro di tecnici e ingegneri per realizzare una vettura di formula 1. Innanzitutto parliamo di vetture con cilindrata di 1600 cm3 che riescono ad erogare fino a 1000 cavalli montando un motore ibrido, composto da un motore elettrico (Power Unit) e un motore termico. Altro componente fondamentale è il Kers che permette un recupero parziale dell’energia cinetica durante la fase di frenata. Ci ha anche illustrato il regolamento FIA (Federazione Internazionale Automobilistica) in cui sono definite tutte le misure standard che ogni scuderia deve rispettare, quali ad esempio l’altezza, la lunghezza e il passo dell’autovettura. Prima di un Gran Premio ogni casa costruttrice ha a disposizione un anno di tempo per produrre e mettere a punto, anche con test in pista, la propria autovettura. In questo lasso di tempo gli ingegneri hanno anche a disposizione attrezzature sofisticate per testare il prototipo in itinere quali la galleria del vento e il banco prova motori. Nella galleria del vento si studia la parte aereodinamica del prototipo osservando come l’aria impatta su di esso mentre sul banco prova vengono testaste le varie componentistiche del motore. Prima e durante il Gran Premio, i piloti usano simulatori avanzati che hanno in memoria tutti i circuiti del mondo con relative pendenze e che permettono di affrontare al meglio la gara. Da questa esperienza abbiamo appreso che sognare ci fa vivere: credere nei nostri sogni certamente richiederà grandi sacrifici, ma dobbiamo cercare di superare tutti gli ostacoli che man mano si presenteranno. Avere le idee chiare sul percorso di vita lavorativo da seguire da oggi in poi, ci permetterà di dare un valore aggiunto alla nostra vita futura. Molte volte non si riesce a realizzare un proprio sogno, ma tutte le esperienze aiutano a formare il carattere di una persona. Nonostante l’ingegner Bruno sia nato in un contesto sociale “complicato” dal punto di vista degli sbocchi professionali e lavorativi, con la sua perseveranza e buona volontà è riuscito ad arrivare ad altissimi livelli senza mai perdere l’umiltà. Questo è stato il messaggio da noi recepito.

Gli studenti della 5 A Meccatronica

Nicolò Ferrara
Italo Marsico
Alessandro Mecca
Fabio Volpicella
Mourad Zahri




 

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