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sommario







pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
26/02/2020 09:20:42

Basta solo volerlo...

Sabato, 8 Febbraio, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare all’incontro con l’atleta paralimpica Nicole Orlando, vincitrice di quattro titoli d'oro e uno di argento.
Dopo un breve discorso da parte del nostro preside e del presidente del Comitato Paralimpico Regionale, abbiamo potuto parlare direttamente con Nicole. Sono state poste numerose domande riguardanti vari argomenti: dalle frivolezze, cioè le persone famose incontrate, a interrogativi riguardanti il libro "Vietato dire non ce la faccio", scritto a quattro mani con la scrittrice Alessia Cruciani. Alcune domande riguardavano la sua capacità di convivere con la sindrome di Down e delle difficoltà che ogni giorno affronta nella sua vita, sia a livello fisico che relazionale. Ci ha risposto che questa apparente "debolezza" è, in realtà, una marcia in più che lei possiede e che le dà determinazione ogni volta che nella sua vita va incontro ad un ostacolo.
L'evento è terminato con i consueti saluti e un messaggio da parte dell'atleta riguardo all'importanza della scuola, delle attività che in essa si svolgono, dei valori che da essa emergono e, di conseguenza, a quella di ascoltare i nostri insegnanti che promuovono la nostra crescita indicandoci percorsi utili per il raggiungimento di obiettivi formativi.
Sicuramente un bel po’ di strada la si è fatta nel settore della pratica sportiva e gli exploit della bravissima Nicole Orlando hanno mostrato che certi limiti possono essere superati.
Una cosa che ci ha fatto davvero riflettere è che nel nostro approccio con i problemi di tutti i giorni, non dobbiamo abituarci all’idea della impossibilità di risolvere gli ostacoli, l’atleta ci ha ripetuto "Vietato dire non ce la faccio" perché, con adeguata perseveranza ci ha fatto capire che non ci sono limiti su cosa noi possiamo fare: basta solo volerlo.
Spesso capita di autolimitarci, pensando di non essere in grado di superare un ostacolo, ci arrendiamo facilmente e stronchiamo qualsiasi possibilità di riuscita. La risposta che dovremmo dare quando la vita ci pone in situazioni complesse è di non demordere troppo facilmente e di non perdere la speranza. Questo è un messaggio molto importante da conservare e mettere in atto durante tutta la vita. Siamo grati di aver potuto incontrare una persona piena di carica emotiva perchè ci ha cambiato in meglio il nostro modo di affrontare le difficoltà del quotidiano e ci ha incoraggiati a credere di più nelle nostre capacità personali.
Gli studenti della 2 A
Di Marzo – Giuzio – Langone – Picerno – Simone - Stolfi










pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
19/02/2020 11:18:48

BINARIO 21

Era il 7 Febbraio, la nostra classe 5 A di indirizzo Meccanica e Meccatronica, in una mattina come le altre, si ritrovò catapultata a circa 80 anni prima. Il Museo Provinciale era la nostra macchina del tempo. Il nostro viaggio iniziò così..
Circa due giorni prima sapemmo, attraverso un nostro compagno di classe, di questa curiosa iniziativa organizzata dalla Compagnia HDUEteatrO e, grazie all'intraprendenza della nostra docente di lettere ed al nostro interesse, decidemmo di vivere questa nuova esperienza finalizzata a conservare la memoria dell'Olocausto. Incoscienti di quello che sarebbe successo da lì a poco, entrammo con spensieratezza nell'edificio del museo, a pochi passi dalla nostra scuola.
Dopo alcuni minuti, in un silenzio “assordante” iniziò il nostro viaggio che ci condusse velocemente dal 2020 al 1942 e, con una realistica immedesimazione, ci immersero in uno scenario, a dir poco brusco e drammatico.
Ci etichettarono tutti con una serie di numeri incollati sul braccio e ci fecero lasciare gli zaini ma non i cappotti. Una guardia delle SS lesse i vari articoli delle leggi razziali promulgate a Norimberga nel 1935, con un innaturale sforzo vocale molto aggressivo che incuteva paura; dopo di che, ci disposero in fila indiana per l'appello, consegnammo i cappotti che furono buttati a terra ed accumulati uno sull’altro e ci convogliarono sul famigerato Binario 21, strattonandoci, (era uno spettacolo e lo sapevamo benissimo, ma tutto questo per noi rientrava nella dimensione del reale).
Prima di salire su quel vagone senza meta, una ragazza ebrea raccontò i suoi pensieri: tra essi rientrava quello di avere subìto, insieme alle altre donne deportate, uno scombussolamento fisico oltre che psicologico, tanto che anche il proprio ciclo mensile ne era stato colpito e che sparì grazie anche alla malnutrizione e al digiuno, elementi che determinarono inoltre, la perdita di identità e quella della propria dignità di uomo e di donna.
Bendati dalle guardie tedesche, salimmo sul vagone-merci dove, attraverso i sensi (privati solo di quello visivo) vivemmo momenti di grande tristezza ricreati alla perfezione dagli attori che, usando la giusta atmosfera fatta di rumori, sensazioni scenografiche, ci fecero provare ciò che milioni di persone vissero durante la guerra.
Attraverso parole ricche di significato riuscimmo a capire la vita vera nei campi di concentramento, che per molte persone si concludeva nelle camere a gas.
Scesi dal treno, ci rendemmo conto che quella leggerezza che aveva caratterizzato il nostro viso pochi minuti prima di intraprendere questa toccante esperienza, era svanita e aveva fatto posto a volti pensierosi.
Per la prima volta, su questo tema, l'approccio da parte di ogni singolo studente era stato diverso: ognuno di noi, tramite quella “vita in diretta” aveva avuto modo di capire, anche se in minima parte e per poco tempo, la situazione che in quegli anni molta gente uguale a noi si era ritrovata a vivere senza essere colpevole di nulla.
Poche sono le parole adatte a descrivere ciò che ogni studente ha provato e sentito, ma una cosa è certa: tutto ciò che è successo resterà nella nostra mente nel tempo e manterremo viva la memoria dell'Olocausto in ognuno di noi.

Gli alunni della VA Meccanica e Meccatronica
Lorenzo Albano
Andrea Valente
Luca Lorusso
Leonardo Claps




 

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