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sommario







pubblicato da
CAVALIERE Maria Emilia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di ist 
07/06/2019 21:59:29

A spasso per le città della punteggiatura con Gianluca Caporaso: un esperimento per potenziare la lettura espressiva

Nella giornata di lunedì 3 giugno 2019 nell’Aula Magna dell’istituto I.I.S Einstein de Lorenzo si è tenuto il 3° laboratorio attivo “Aiutiamo ad aiutarci” nell’ambito del progetto Service Learning Mediterraneo. Le classi partecipanti sono state: la II A, la II D, la II H, la II I e la III G preparate dai docenti referenti: prof.ssa Cavaliere e prof.ssa Giaculli, prof.ssa Gioia e prof. Corsaro, prof.ssa Pace, prof.ssa Pugliese e prof.ssa Sarli, prof.ssa Giacummo. Purtroppo non hanno potuto unirsi a noi le classi II A e II B della sede di Picerno coinvolte nel progetto grazie alla prof.ssa Ripullone e alla prof.ssa Caivano.
Come precisato dal Dirigente scolastico, il professor Domenico Gravante che ha aperto l’incontro, la nostra scuola è stata scelta come capofila di una rete di otto scuole in Basilicata nell’ambito di un progetto di ampio respiro che coinvolge tutto il Mezzogiorno. Il Service Learning, ha detto il Dirigente, si configura come un nuovo approccio didattico secondo cui ciò che apprendiamo, anziché restare confinato in noi stessi, può e deve essere messo al servizio degli altri! Pertanto comprende nuove modalità di apprendere e di restituire conoscenze e competenze e riguarda tutte le discipline. Questo approccio, ha aggiunto il Dirigente, sperimentato dai docenti di lettere ha riscosso sin da subito l’interesse di alcuni docenti di matematica, informatica e scienze che hanno supportato i ragazzi nella messa a punto di idee innovative come un bastone con sensore per ipovedenti e una calcolatrice. Questi progetti, nati nella classe prima I sono prova di come un approccio didattico finalizzato alla concreta ed immediata spendibilità dei saperi abbia già iniziato a dare i suoi frutti!
Accanto a questa attività, ha continuato il Dirigente, le classi seconde del nostro istituto hanno intrapreso un percorso di lettura grazie alla collaborazione con l’UICI (Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti- sezione provinciale di Potenza) potenziando la lettura espressiva per permettere ai ciechi e agli ipovedenti di vedere attraverso i loro occhi, di emozionarsi e di immaginare attraverso le loro voci con l’obiettivo di realizzare degli audiolibri per il catalogo nazionale.
Nel ringraziare per la collaborazione dimostrata dalla scuola, la presidente della sezione provinciale di Potenza dell’UICI Maria Buoncristiano ha ribadito l’importanza della lettura e del lavoro dei volontari della voce per rendere fruibili testi che altrimenti resterebbero sconosciuti a chi è affetto da problemi di vista. A seguire la referente di progetto, prof.ssa Maria Sara Coriglione, ha evidenziato quali attività sono state svolte sulla lettura, sottolineando che inizialmente ci siamo esercitati in classe su due brevi romanzi dal titolo “Tutta un’altra storia” di A. Gallo e“I racconti di Punteville: ovvero le mirabolanti cronache degli uomini che viaggiarono nelle città della punteggiatura di G. Caporaso, con il quale avremmo subito condiviso l’esperienza della lettura al buio di alcuni capitoli tratti dal suo libro.
Ha avuto così inizio la vera e propria attività laboratoriale che ha previsto la lettura di due capitoli del libro di G. Caporaso: “La città di Punto Interrogativo”e “La città di Puntini Puntini” da parte di due volontari della voce delle classi IIA e II I: Di Nuzzo Francesca e Sadik Mounir in presenza di un uditorio bendato affinché tutti i presenti si immedesimassero nella condizione degli ipovedenti.
L’esperimento, vissuto con partecipazione emotiva, è stato apprezzato anche dallo scrittore che ha potuto darci dei consigli per migliorare la lettura in vista della conversione in audiolibro del suo testo narrativo. Egli ha rivelato che, nel riascoltare le sue parole, è stato in grado di ripercorrere gli spazi, i personaggi, gli oggetti che la sua fantasia aveva costruito nel racconto anche perché, come ci ha spiegato, la narrazione è prima di tutto possibilità di aprirsi ad eventi, luoghi, persone, sensazioni nuove sfruttando la voglia di fuori uscire da ciò che vediamo intorno. Insomma ci ha parlato della narrazione come condivisione di sentimenti, come sospensione in una dimensione spazio-temporale che appartiene a chi la vive e per viverla davvero non occorre osservare le parole sul foglio e riprodurle ma ascoltare ed elaborare mentalmente. D’altra parte la narrazione è stata prima orale poi scritta!
Nella seconda parte del laboratorio abbiamo posto delle domande all’autore per meglio comprendere il contenuto del testo e rileggerlo in modo consapevole. Infatti, pur essendo apparentemente un testo per l’infanzia, è ricco di metafore su alcuni aspetti della vita che vengono affrontati attraverso il ricorso ai segni della punteggiatura: elementi piccoli, ma indispensabili per interpretare il linguaggio verbale.
Queste le domande sorte dalla curiosità di alcuni ragazzi dell’istituto e le risposte ricevute:
1) Com’è nata l’idea di utilizzare i segni della punteggiatura come metafora di alcuni aspetti e/o bisogni dell’uomo: emozionarsi, porsi domande, riposarsi dalla frenesia della vita quotidiana, cercare la verità e oltrepassare i confini?
“I segni della punteggiatura sono una delle prime cose che impariamo e che ci aiutano a costruire frasi di senso compiuto ma anche a mettere insieme e ad organizzare un discorso sensato sui nostri saperi e su ciò che siamo. Le città, invece, come ha affermato Calvino, costituiscono un catalogo del destino: entrando, ciascuno può trovare il suo in base a ciò che incontrerà o sceglierà. Unendo queste due conoscenze, ho fatto dei segni della punteggiatura delle città, ho parlato contemporaneamente di saperi e di luoghi, delle città della punteggiatura come luoghi attraverso i quali conoscere e conoscersi, ho fatto un’operazione di fantasia mettendo insieme due aspetti della realtà”.
2) Perché le sue scelte narrative sono rivolte per lo più ai più piccoli?
“Penso che la mia narrativa non sia rivolta esclusivamente ai più piccoli ma anche a loro. L’infanzia non è solo una condizione anagrafica ma anche una dimensione della vita, una componente della nostra interiorità anche se siamo adulti. Il linguaggio e le formule utilizzate nei miei libri sono accessibili a lettori di qualsiasi età. Al di là del fascino che possono suscitare in un bambino esprimono concetti e riferimenti culturali per chi è più adulto. La cultura è fatta per essere fruita da tutti, ma ognuno può cogliere degli aspetti differenti. Ad esempio nel mio libro intitolato “Le Patamacchine” che parla di macchine assurde fabbricate per risolvere problemi che non esistono, ci sono delle poesie monovocaliche che un adulto apprezzerà come esercizio letterario, un bambino invece apprezzerà per la musicalità delle parole”.
3) Perché nella città di Punto Esclamativo sono stati scelti proprio il girasole e la rosa per rappresentare emozioni come la rabbia e la meraviglia?
“Ho scelto il girasole perché è espressione della vita e delle belle emozioni. Si orienta verso ciò che di bello lo attira e sembra non volersi staccare da quell’emozione. Ho scelto la rosa perché mi sono ispirato ad una poesia di Rilke che dice” Rosa, pura contraddizione di essere il sonno di nessuno sotto tante vesti…” La rosa funziona così: togli un petalo, togline un altro e cosa resta? Il nulla. Questo mi ha fatto pensare ad un’emozione negativa. Quando metti a nudo la rabbia non ti resta nulla, si tratta di un’emozione improduttiva”.
4) Perché alla fine di ogni storia ci sono dei cambiamenti?
“Perché se le città sono vive lo sono nella misura in cui si trasformano proprio come noi uomini che siamo cambiamento, siamo puro divenire. Anche Ovidio lo dice nelle Metamorfosi: la trasformazione è essenziale alla vita. Ma c’è di più perché nelle città della punteggiatura il cambiamento avviene per aggiunta e non certo per sottrazione: per l’arrivo di persone da altri luoghi che si integrano, si mescolano a quelle del posto dando un nuovo volto a ciò che è stato proprio come accade oggi nelle nostre città. E questo cambiamento va accettato, pur nel rispetto delle tradizioni. Il mio vuol essere un messaggio di convivenza costruttiva, di condivisione, di superamento dei pregiudizi”.
5) Nella città di Due Punti solo le donne possono custodire i segreti del mondo, perché questa scelta?
“Perché le donne sono esseri straordinari in grado di portare dentro di sé la vita. Sono custodi del meraviglioso segreto della vita, espressione di quella fase fondamentale che è la preparazione alla vita”.
6) Da dove ha preso lo spunto per scrivere questo libro?
“Sicuramente dalle “Città invisibili” di un grande scrittore come Italo Calvino e dalla letteratura di G. Riodari, per citare dei modelli, ma sicuramente anche dalle mie esperienze e dal modo in cui osservo il mondo. Il linguaggio e le passioni hanno sempre accompagnato la mia vita, mi sono sempre chiesto il senso di una parola o di uno sguardo. E questo approccio alla vita poi si riversa nella scrittura che è sì libertà di espressione, ma anche un destino perché seppure hai un’idea, nello svilupparla non sai come si trasformerà e dove ti condurrà”
7) Perché nella città di Due Punti bambini e topolini gareggiano insieme nei sotterranei?
“ Il riferimento ai bambini e ai topolini non è altro che un’allusione agli aspetti contrapposti del genere umano. Tutti possiamo essere luce e ombra, divini e bestiali nelle parole o nei comportamenti, puri e sordidi, giardini profumati e fogna. L’innocenza dei bambini spesso si mescola alla sporcizia dei topi”

Feliciana Caridi IIA









pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
18/05/2019 07:58:55

Pirandello e….la Maschera di Suo marito

Il 21 marzo si è tenuta la terza edizione delle “Giornate Pirandelliane” presso il Liceo Scientifico G. Galilei a cui hanno preso parte, oltre alla nostra classe, anche gli studenti del Liceo Classico Q. O. Flacco, dell'I.S.S. L.DaVinci-Nitti e dell'I.S.S. Einstein-De Lorenzo di Potenza. All’evento era presente anche il Prof. Pasquale Guaragnella, docente di Letteratura Italiana dell'Università di Bari. Il tema centrale è stata la trattazione e lo studio minuzioso del romanzo di Luigi Pirandello "Suo marito". Le classi 5E e 5F del Liceo Scientifico di Potenza si sono recate in visita d’istruzione ad Agrigento, città nativa di Pirandello e gli studenti l’hanno analizzata dal punto di vista storico e culturale ed è stata l’occasione per realizzare un cortometraggio che narra la storia del romanzo e che li vede impegnati in prima persona perché gli attori del video sono proprio i ragazzi delle due classi quinte.
Il drammaturgo, che ha scritto il romanzo nel 1911, pare abbia preso spunto dalla vita di una famosa scrittrice dell’Ottocento, Grazia Deledda, il cui rapporto con il proprio marito fosse ritenuto da Pirandello paradossale poiché disapprovava il sodalizio professionale tra la scrittrice e il marito. L’autore dell’opera mette in ridicolo la patetica figura del personaggio Giustino Boggiolo a cui appioppa il nomignolo Roncello, dal cognome della moglie Silvia, e da questa scelta narrativa ne rimase stupita e arrabbiata G. Deledda per il fatto che il suo collega scrittore avesse fatto esplicito riferimento alla sua vita privata, costruendo proprio sulla caricatura del marito il personaggio del suo romanzo.
L’opera ci ha invitati a fare una riflessione sull’accostamento tra la vita privata e familiare e il mondo lavorativo della donna di quell’epoca. Dal dibattito avvenuto dopo l’incontro e la spiegazione del romanzo, abbiamo riflettuto su qualche aspetto emerso come l’insofferenza di Silvia verso la famiglia che risulta in questo caso molto gracile e debole. Silvia era scoraggiata per la situazione che si è venuta a creare perché lei vedeva la professione di scrittrice come una forma di svago e distrazione, ma invece finisce per diventare un’imposizione e, soprattutto, prova imbarazzo per gli obblighi che il marito le impone. Silvia si trova ad essere l’opposto di come doveva essere una donna di quell’epoca e non riesce a conciliare il lavoro con i suoi doveri familiari e così finisce per trascurare il figlio e per prendere anche il posto del marito, perché è lei che porta i soldi in casa, ma tutto questo grava soltanto sulla sua personalità.
Nel romanzo preso in considerazione emerge l’indagine di Pirandello sul disagio esistenziale che dà vita a personaggi problematici e privi di certezze. Nello stesso tempo gli individui non hanno dei veri rapporti umani e non sono autentici. All’interno del romanzo vengono messe in risalto anche altre tematiche fondamentali come quelle del lavoro e dei rapporti familiari, la prima cellula di vita associata in cui l’uomo si trova a sostenere un ruolo, e che da Pirandello venivano paragonate ad una trappola sociale.
Ma, ci siamo chiesti: perché è stato scelto questo romanzo? Forse perché rispecchia pienamente la società moderna in cui, spesso, il lavoro può essere considerato una trappola da dove non si può più evadere e quindi si é costretti a continuare a vivere la propria vita come degli inetti, senza poter fare nulla per cambiare il destino. Anche oggi, talvolta, dopo una giornata stressante di lavoro, tornare a casa non sempre ci dà quella serenità che ci aspettiamo perché la famiglia può rappresentare una trappola, in quanto in essa bisogna svolgere dei compiti prestabiliti.
Il prof. Guaragnella ha evidenziato il parallelismo tra la vicenda e la biografia della scrittrice che la rende agli occhi dei lettori fragile ma determinata, tanto che la storia si concluderà tristemente per i protagonisti che resteranno legati alla propria solitudine, ciascuno per la propria strada, chiusi nel personale dramma interiore.
Per noi è stata un’occasione senz’altro unica per realizzare un’esperienza culturale che ci ha permesso di ascoltare, ma anche di allargare e approfondire le nostre conoscenze letterarie in modo diverso e interessante, e ci ha dato la possibilità di confrontarci con un contesto diverso dal nostro.
La classe 5 A Meccanica e Meccatronica




 

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