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sommario







pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
10/11/2019 22:09:03

Le vie e ... le storie della Lingua Italiana

Ho avuto modo di partecipare, il 22 ottobre 2019, alla celebrazione della XIX edizione della “Settimana della lingua italiana nel mondo”, evento suggeritoci dalla nostra docente di Italiano e Storia, prof.ssa M.G. Porretti, organizzato dalla Società Dante Alighieri e tenutosi nel Palazzo della Cultura della città di Potenza, un nuovo contenitore culturale situato nel centro storico.
Sono intervenuti la Presidente dell’associazione, Prof.ssa Pennacchia, l’assessore alla Formazione e all’Università del Comune di Potenza, Sagarese e il prof. Lioi, docente di Latino e Greco i quali hanno illustrato le origini, l’espansione, l’affermazione e la valenza della Lingua Italiana non solo nella nostra penisola ma in tutto il mondo. Come introdotto dalla presidente Pennacchia e, spiegato poi nello specifico dal prof. Lioi, la Lingua Italiana, come il Francese, lo Spagnolo, il Rumeno, il Portoghese e il Catalano, ha avuto come antenato non il Latino classico di Cicerone e Giulio Cesare ma il Latino popolare. La gente dell’epoca classica non parlava il latino dotto, perché nessuno lo conosceva ad eccezione degli scrittori e oggi gli studiosi continuano a usarlo nei loro libri. Nelle strade e in famiglia, invece, la gente parlava un’altra lingua, più semplice: il latino popolare che sarà utilizzato, in seguito, anche nei testi letterari. Questa è una lingua indoeuropea costruita comparando parole comuni a tutte le lingue. In seguito, il volgare comincerà ad avere uguale valore rispetto al latino per l’uso letterario. Tra i due volgari italiani più usati e diffusi, il siciliano e il toscano, vincerà il toscano fiorentino perché compaiono in Toscana, nel giro di pochi decenni, quelli che diventeranno i famosi scrittori in volgare, tutti toscani, tra cui Dante e, a tal proposito, per una maggiore comprensione dell’argomento trattato dal prof. Lioi, è stato letto un passo di D. Alighieri, il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” tratto dalla Vita Nova del XIII secolo. Molte sono state le innovazioni linguistiche perché gli scrittori di quei tempi sentivano il bisogno di suscitare meraviglia nei lettori a tal punto da inventare un gran numero di parole nuove, di mescolarle con parole eleganti e ad altre della vita quotidiana e pratica, a voci dialettali e straniere e a vocaboli tecnici. Con la crescita del ceto medio, insegnanti, medici, notai, tecnici e militari si sentì il bisogno di usare una lingua di tono medio che sostituisse il dialetto, sia per le esigenze della loro professione, sia per la semplice conversazione. Solo la poesia rimarrà ancora per parecchio legata alla tradizione volgare. La testimonianza più importante a riguardo è rappresentata dai Promessi sposi di Alessandro Manzoni, con il celebre personaggio di Don Abbondio, il quale adotta non la vecchia lingua della tradizione, ma il fiorentino parlato dal ceto medio della città toscana. E’stato così letto “Un matrimonio andato a monte”, che è parte significativa di questo capolavoro manzoniano.
Ne avevo certezza, ma vivendo questa esperienza concreta grazie alle varie opinioni espresse dai partecipanti all’evento, mi sento di confermare pienamente che la Lingua Italiana rappresenta un bene culturale nazionale, quindi un elemento essenziale che è la base dell’identità di ognuno di noi, per meglio dire, di ogni studente.
E’ il principale mezzo di accesso alla conoscenza. In questo mio percorso di allievo, sto imparando a padroneggiare sempre di più la Lingua Italiana a seconda dei contesti in cui mi trovo e agli obiettivi da raggiungere: riassumere e parafrasare un testo dato, organizzare un ragionamento, illustrare con termini essenziali un fenomeno storico, culturale, scientifico.
Ho percepito la differenza fra l’ambito scolastico a quello che in cui mi sono trovato partecipando al convegno: l’ambiente scolastico è il luogo dove noi ragazzi apprendiamo cultura e modi di vivere corretti, socializziamo, mentre i contesti dove ci sono adulti permettono anche a noi di far parte di altre esperienze, ascoltare punti di vista nuovi e diversi dai nostri e ci permettono di osservare e assimilare altri contenuti.
Preferisco il contesto scolastico perché mi sento più a mio agio, anche se ho imparato a stare anche con i grandi perché mi arricchisco di nuove tematiche.
Per la mia esposizione linguistica mi serviranno molto queste informazioni e mi ricorderò sempre di questa lezione letteraria. Purtroppo, spesso, noi non capiamo il senso dello studio della Lingua Italiana poichè oggi, tutti i ragazzi parlano il dialetto, ma io penso che prima dobbiamo imparare bene la Lingua Italiana e poi magari continuare a usare anche il dialetto.
Io uso il dialetto qualche volta in casa e qualche volta per sbaglio anche a scuola.
La nostra insegnante ci ricorda, quando in classe consultiamo il vocabolario, che la ricchezza della nostra lingua ci deve far riflettere sul fatto che essa rappresenta un patrimonio enorme perché i suoi vocaboli sono utilizzabili in vari contesti se si imparano le differenze e le sfumature dei vari significati, quindi se si applicano le parole giuste e appropriate nei “luoghi” opportuni.
Un ringraziamento va agli organizzatori dell’evento culturale, come pure un grazie con immensa stima va a chi mi ha consentito di partecipare a questa manifestazione e mi ha fatto prendere coscienza, in questo percorso all’I.IS. Einstein De Lorenzo, della storicità della lingua, maturata attraverso la lettura di alcuni testi letterari distanti nel tempo.

G.P.Stolfi classe 2 A







Le parole di M.D''Azeglio...



pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A012 - Discipline letterarie negli istituti di istr 
10/11/2019 20:24:07

Il Canto degl’Italiani

L’Inno nazionale, del quale sentiamo risuonare le note ogni volta che gioca la Nazionale di calcio, di pallavolo etc. e del quale cerchiamo di canticchiare qualche strofa, ci ha regalato un evento a cui abbiamo partecipato da qualche giorno.
Ma quanti di noi italiani sanno di questo inno? Chi lo ha composto? Quando?
Queste sono alcune delle domande che ci siamo posti e a cui abbiamo avuto delle risposte grazie all’evento “Goffredo Mameli e il Canto degli Italiani " a cui abbiamo partecipato il 22 ottobre in aula magna, organizzato dalla nostra scuola, alla presenza di alcuni militari dell’Esercito e dell’arma dei Carabinieri di Potenza che hanno dato a noi studenti alcune informazioni sui contenuti e sui messaggi del nostro inno.
Da più di un secolo e mezzo di onorata carriera, dopo essere stato ampiamente criticato e messo in discussione da molte persone, è finalmente diventato il 15 Dicembre 2017 l’Inno Nazionale della Repubblica Italiana, scritto nell’autunno del 1847, già Inno nazionale provvisorio dal 12 ottobre del 1946.
Il Canto degl’Italiani è il vero titolo dell’inno, esso fu composto da G. Mameli nel 1847, conosciuto anche come l’Inno d’Italia e musicato a Torino da un altro genovese, Michele Novaro. A nostro giudizio, è un grande pezzo d’opera perchè ha avuto lo scopo di unire in un unico popolo sia le classi nobiliari che quelle più povere.
Goffredo Mameli, giovane studente e patriota genovese, decise di comporlo in occasione dei moti popolari, in un clima di fervore patriottico per cercare di unire la popolazione che a quei tempi viveva in un territorio diviso in sette Stati: Regno delle due Sicilie, Stato pontificio, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Regno Lombardo -Veneto, Ducato di Parma, Ducato di Modena. L’intento di Mameli fu quello di scrivere un inno che entusiasmasse gli italiani e che trasmettesse il forte desiderio di ribellarsi all’oppressore straniero e si raccogliesse sotto un’unica bandiera creando così un unico stato. Esso ripercorre alcuni degli episodi salienti della storia del nostro paese e pone l’attenzione sul passato, partendo dall’Impero romano, esempio di onore e grandezza con le sue antiche legioni – la coorte, la decima parte della legione romana- per arrivare al ’700, epoca delle rivoluzioni più note, che ha dato inizio all’incitamento della popolazione all’insurrezione patriottica.
L'incontro del 22 è stato molto fruttuoso perché ci ha fatto capire quanto sia importante comprendere, studiare e conoscere ciò che hanno fatto i nostri predecessori, che hanno perso la propria vita per liberare e per realizzare l'Italia di oggi, una nazione unita, almeno geograficamente, facendoci anche comprendere il motivo che fa scattare nel nostro cuore un sentimento di unità nazionale. Quei ragazzi di allora, abbiamo capito, lottarono con passione e ardore e, nonostante il periodo storico fosse molto delicato, seppero dimostrare tanto coraggio per sostenere la causa dell’unità nazionale, sacrificando anche la propria vita. Per anni intorno a questo canto ci sono stati grandi dibattiti e diatribe e tanti hanno pensato di doverlo cambiare ma noi non abbiamo bisogno di un altro inno ma piuttosto di cantarlo con i valori che Mameli ci voleva trasmettere nel lontano 1847. Forse dovremmo rileggere le parole in esso contenute e riflettere sui significati anche metaforici che se anche si riferiscono alla storia del passato, pensiamo possano valere anche oggi, soprattutto da quando quattro anni fa, durante la cerimonia di apertura di Expo 2015, un coro di bambini, cantandolo, cambiò il finale del ritornello da “siam pronti alla morte” a “siam pronti alla vita, l’Italia chiamò”.

Gli studenti della 5 A Meccanica e Meccatronica




 

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