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sommario







pubblicato da
COVIELLO Sergio
(REL - RELIGIONE) 
12/05/2014 17:27:24

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL MONDO DELLA SCUOLA ITALIANA

"Cari amici buonasera!

Prima di tutto vi ringrazio, perché avete realizzato una cosa proprio bella! questo incontro è molto buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente, alunni e genitori; statale e non statale… Ringrazio il Cardinale Bagnasco, il Ministro Giannini, e tutti quanti hanno collaborato; e queste testimonianze, veramente belle, importanti. Ho sentito tante cose belle, che mi hanno fatto bene! Si vede che questa manifestazione non è “contro”, è “per”! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola. E dico “noi” perché io amo la scuola, io l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da Vescovo. Nella Diocesi di Buenos Aires incontravo spesso il mondo della scuola, e oggi vi ringrazio per aver preparato questo incontro, che però non è di Roma ma di tutta l’Italia. Per questo vi ringrazio tanto. Grazie!

Perché amo la scuola? Proverò a dirvelo. Ho un’immagine. Ho sentito qui che non si cresce da soli e che è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. E ho l’immagine del mio primo insegnante, quella donna, quella maestra, che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola. Non l’ho mai dimenticata. Lei mi ha fatto amare la scuola. E poi io sono andato a trovarla durante tutta la sua vita fino al momento in cui è mancata, a 98 anni. E quest’immagine mi fa bene! Amo la scuola, perché quella donna mi ha insegnato ad amarla. Questo è il primo motivo perché io amo la scuola.

Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, - è questo il segreto, imparare ad imparare! - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani.

Gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà - ho sentito le testimonianze dei vostri insegnanti; mi ha fatto piacere sentirli tanto aperti alla realtà - con la mente sempre aperta a imparare! Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è uno dei motivi perché io amo la scuola.

Un altro motivo è che la scuola è un luogo di incontro. Perché tutti noi siamo in cammino, avviando un processo, avviando una strada. E ho sentito che la scuola – l’abbiamo sentito tutti oggi – non è un parcheggio. E’ un luogo di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie, eccetera. E’ un luogo di incontro.E noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, per amarci, per camminare insieme. E questo è fondamentale proprio nell’età della crescita, come un complemento alla famiglia. La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine,per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! Vi piace questo proverbio africano? Vi piace? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio! Insieme! Per educare un figlio ci vuole un villaggio! E pensate a questo.

E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. Diciamolo insieme: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Tutti insieme! E’ sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca!

La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana.

In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!

E finalmente vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. E questo è molto importante. Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme! Grazie ancora agli organizzatori di questa giornata e a tutti voi che siete venuti. E per favore... per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola! Grazie!"
Piazza San Pietro
Sabato, 10 maggio 2014







Convegno Ce.St.Ri.M.



pubblicato da
PORRETTI Maria Grazia
(A050 - MATERIE LETTERARIE) 
07/05/2014 10:53:17

“ Lettera ai politici “ di Don Tonino Bello

“ Lettera ai politici “ di Don Tonino Bello
Venerdì 28 marzo 2014, presso l’auditorium della Parrocchia S. Cecilia di Potenza, si è svolto il convegno organizzato dall’associazione Ce.St.Ri.M. Onlus, dal titolo “Don Tonino Bello, la responsabilità “ che rientra nel ciclo del progetto “Coscienze inquiete : i volti e le parole della speranza”. Poiché avvisati solo poche ore prima dalla nostra insegnante, prof.ssa M.G. Porretti e, a causa di ovvi problemi di trasporto, vi si sono recati soltanto due alunni della classe 4°A sez. Meccanica, Golluscio Fabiano e il sottoscritto Ciancia Nicola Stefano.
Hanno partecipato don Luigi Ciotti e Mons. Agostino Superbo, arcivescovo della Diocesi di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo, don Marcello Cozzi, promotore del progetto “Coscienze Inquiete” e don Mimmo Florio , parroco della chiesa che ci ha accolti.
Analogamente a un altro incontro al quale abbiamo partecipato nel mese di novembre 2013, dove si era tale discusso della vita del parroco don Pino Puglisi, anch’egli impegnato nella lotta contro le mafie, dibattito ha posto l’accento sulla vita di un personaggio che ha saputo, con la propria forza d’animo, andare controcorrente cercando di cambiare il mondo in cui viveva: si tratta del parroco pugliese don Tonino Bello distintosi per il suo modo di vivere dolce, generoso, ma anche combattivo verso una politica corrotta e a favore delle classi ricche della società.
Don Marcello Cozzi ha aperto il dibattito esponendo il significato di tale incontro , del progetto da lui promosso con un’esortazione a “…sentirci utili a risollevare la politica…”; in effetti è proprio la politica il campo a cui don Tonino rivolse maggiormente i suoi studi. Come ha spiegato Mons. Superbo, vecchio amico del parroco, don Tonino aveva notato una certa “fragilità politica” dovuta alla corruzione sempre presente in quel campo della società, motivo per il quale aveva cominciato a redigere libri come “Mistica Arte” e a tenere discorsi di stampo politico come quelli del 1985 e del 1986. Animato dal senso di una politica equilibrata e giusta nei confronti dei più deboli, don Tonino aveva affermato, nel discorso del 1985, l’idea fondamentale che il futuro è nelle radici della fede cristiana, in quelle radici che rappresentano le beatitudini e, pertanto, l’operosità della gente nel far giungere a tutti la pace. Il Vescovo descrive gli operatori di pace come “coloro che sono capaci di creare condutture buone a portare l’acqua della solidarietà a tutti”, e un modo per poter essere degli operatori coerenti è proprio la coltivazione del bene comune e cioè a usare una politica giusta che ,Mons. Superbo, definisce con il termine “contemplattività” (“contemplazione” e “attività”). La politica che appare ai nostri occhi è “sporca”: è indubbiamente un’arte difficile ma anche “nobile” e per essere politici “bisogna essere artisti”. La nostra classe dirigente è, invece, composta da persone che governano solo per fare gli interessi dei benestanti denigrando i poveri ; invece il buon samaritano è il simbolo del buon politico, capace di misericordia, di accostarsi alla gente. Un politico deve seguire il proprio popolo e proteggerlo, come fa un pastore con il suo gregge. Il tema è ripreso dal discorso di don Tonino del 1986 con cui egli paragona il politico a un pastore che “veglia sul popolo”, il temine “vegliare” racchiude in sé i significati di “sapienza”, “speranza” e, in particolar modo, “transumanza”, metaforicamente la capacità del politico di progettare, cambiare, innovare. Don Tonino auspicava il cambiamento di una classe dirigente corrotta ed esortava la gente con frasi come “abbiate il coraggio di opporvi!” e chiedeva ai politici di avere “pietà” poiché essa non significa solo avere misericordia per i più deboli, ma anche rispetto verso di essi, verso l’uomo e verso Dio.
Il discorso del Vescovo ha aperto l’intervento di don Luigi Ciotti che ha descritto con parole sincere e toccanti l’animo buono e gentile di don Tonino, un esempio da seguire per la sua generosità. A proposito di ciò, don Luigi ha citato un celebre avvenimento della vita del prete
pugliese: ai funerali del sindaco di Molfetta, morto omicida, egli si rivolse alla folla affermando:
“Attenzione a non indicare l’assassino come un - mostro - da eliminare, ma come un - nostro - da
recuperare. La misericordia del prete era rivolta a tutti coloro che avevano un animo debole e che
soffrivano di una politica che non li aiutava.
Perfino Papa Paolo VI definì la politica “la più alta forma di carità”, poiché è servizio e impegno
per il bene comune, gesti che non venivano compiuti abitualmente da una classe dirigente dedita
agli interessi dei più ricchi. Da qui il discorso di don Luigi assume un tono molto più critico verso
la classe dirigente italiana e sostiene che “chi esercita responsabilità politiche deve rispondere ai
bisogni di tutte le persone” che è l’intento che don Tonino Bello stava cercando in tutti i modi di
perseguire. Noi cittadini non possiamo essere tali “a intermittenza” e dobbiamo impegnarci
costantemente per conseguire tale obiettivo. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra identità di
Italiani ma, come ha enunciato don Luigi, “la democrazia è pallida” e “la nostra Costituzione è stata
imbalsamata” dimenticandone così i valori fondamentali su cui migliaia di persone hanno lavorato
per donarci una società giusta ed equa. Abbiamo solo questa vita per amare, per amarci, per lottare
affinché tutti abbiano giustizia. Anche la Chiesa dovrebbe aiutare la politica a ritornare sulla giusta
via, qui don Luigi colpisce proprio i sacerdoti con una sottile riflessione affermando che essi,
spesso, hanno seguito più tesi di qualche partito che il Vangelo.
Gli interventi di don Tonino erano diretti, senza giochi di parole, proprio come usa fare Papa
Francesco. Il significato morale emerso dal dibattito è che i politici dovrebbero essere efficaci nei
propri discorsi, senza usare inutili giri di parole. Rivolgendosi verso di noi come “cittadini” ha
anche detto che tutti dovremmo essere più generosi verso i più poveri ma soprattutto più attivi e
relazionarci con essi poiché “la relazione è il fondamento per dar voce alla pace”e così come nel
suo palazzo don Tonino accoglieva famiglie povere e sfrattate combattendo affinché quei “vuoti”
fossero riempiti dalla politica, analogamente ognuno di noi dovrebbe aiutare i più deboli sia per loro
stessi sia per incitare il Paese a migliorare, per garantire un futuro migliore.
Nicola Stefano Ciancia
Fabiano Golluscio




 

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